“SANT’AGATA IN BIBLIOTECA” 2019. ESPOSIZIONE DI OPERE SUL MARTIRIO DI SANT’ AGATA E DOCUMENTI RIGUARDANTI LE CELEBRAZIONI.

locandina

 

Catania, 12 Gennaio – 12 Febbraio 2019

Biblioteche Riunite
“Civica e A. Ursino Recupero”
Via Biblioteca 13
Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena

 Orario: 9.00 – 13.00 da lunedì a venerdì
9.00 – 11.30 sabato

 

                                                        Percorsi

 

 

  • Sant’Agata nelle pergamene
  • Sant’Agata nei manoscritti e cerimoniali del ‘600 – ‘700
  • Sant’Agata nella musica:graduali, antifonari e innari
  • Sant’Agata nella Cronica del Cristoadoro
  • S. Agata, nell’anno della nascita i Papi e gli Imperatori
  • S.Agata nelle opere rare e di pregio dal ‘500 al ‘700
  • Sant’Agata negli Inni, Odi e Laude
  • Sant’Agata nella pittura
  • Sant’Agata nella Filatelia
  • Sant’Agata nelle immaginette sacre
  • Sant’Agata nella ceramica
  • Sant’Agata nella scultura
  • Sant’Agata nelle foto della Collettiva ACAF
  • Sant’Agata nel “Festino in casa Ursino”

E’ tempo di festa per una Santa amata in Città come altrove, festeggiata al chiuso e all’aperto, con fuochi, canti e dolci,  con la calorosa  partecipazione popolare di grandi e piccoli, alcuni con la tunica bianca,  al grido di “Cittadini! Viva S. Agata!”.

L’idea di una mostra dedicata a Sant’Agata, con cadenza annuale, è nata nel 2009 dal desiderio di valorizzare il complesso, affascinante e multiforme ruolo che ha avuto nel rapporto con i devoti e vuole essere la continuazione di un percorso che rintraccia la devozione alla Santa nelle testimonianze scritte che, nel tempo, si sono succedute intorno alla sua figura con la venerazione e l’affetto che le hanno tributato i catanesi.

La mostra “S. Agata in Biblioteca” è un viaggio attraverso la devozione e l’amore che la nostra città nutre  per Sant’Agata. Pochi passi ed entriamo nella città settecentesca, in spazi liberi e simbolici dove la forza non sta soltanto nella preziosità e rarità del materiale esposto, ma in un luogo dove il concetto di spazio e tempo si trasforma in dimensione del pensiero, in elaborazione della memoria.

Non è una mostra hi-tech, ma uno sguardo sulla festa di Sant’Agata nell’era globale, al di là del virtuale, per ritrovare culto, devozione, religiosità, folklore, suoni, colori e sapori, frammenti del tempo che passa pur rimanendo nel presente, attraverso pergamene, antifonari graduali, libri rari, inni, dipinti, monili, immaginette sacre, cartoline, annulli postali, che si snoda in un percorso ricco di storia e ci aiuta a conoscere le forme del culto e della devozione alla Santa a testimonianza dell’importanza che da sempre ha avuto nel cuore dei devoti. La mostra vuole collegare senza i soliti stereotipi fuorvianti, i vari aspetti della tradizione con l’affascinante storia di Sant’Agata intelligentemente defolklorizzata.

La Mostra si apre con una scelta di inni rari, e alcuni unici, manifestini in veline inneggianti alla Santa con Odi e Laudi composte da personaggi della vita civile cittadina, Congregazioni di quartiere, Circoli o semplici devoti, da distribuirsi in gran numero.  Si prosegue nella Sala di lettura con la Collezione filatelica donata alla Biblioteca dal ragioniere Giuseppe Longo, un dipinto di Giada Fedele, “Sant’Agata: magia della processione”, in cui c’è tutta la magia, fra sacro e profano, in un gioco cromatico di colori caldi come la sabbia della plaja e freddi come la terra dell’Etna, non si scorgono volti ma traspare una grazie spirituale in quello aggrovigliarsi di folla in estasi per la Santa. Nella settecentesca vetrina centrale è esposta una scelta di libri rari del ‘600, periodo che produsse molto materiale scritto in cui vi è traccia di devozione e culto, forse proprio perché per Catania quello fu un secolo di grandi tragedie, come la colata lavica e il devastante terremoto a distanza di soli 24 anni.

Nel Corridoio dell’Elefante possiamo ammirare nelle bacheche, una statuetta in ceramica raffigurante la Santa, opera del maestro Eugenio Russo, manoscritti, libri dal cinquecento al settecento. In fondo, due dipinti degli artisti Fabio D’Antoni, “Sant’Agata”, e Giuseppe Salafia, “Sant’Agata: l’alba dei devoti”. La Sant’Agata del D’Antoni evoca reminiscenze pittoriche con il recupero di valori dismessi caricati di un nuovo significato. Una Sant’Agata dalla folta chioma e dallo sguardo intenso coglie lo spettatore di sorpresa perché vacillano i punti di riferimento e i criteri di giudizio di fronte a una immagine seducente, ma alla fine guardandola rapisce l’anima per la leggiadra simmetria poiché la bellezza corporea non toglie spiritualità.

Astratto polimaterico su tela è il dipinto del Salafia che unisce la tecnica della pittura alla fisicità della materia, permeato di una forte spiritualità, un quadro che non è bello solo da vedere ma che riesce a trasmettere con contrasti di luci e di ombre la forza della devozione alla “nostra” Santuzza.

Nelle Sala Emiliano Guttadauro troviamo una raccolta di cerimoniali manoscritti dal Seicento al Settecento, strumenti indispensabili per la conoscenza dello svolgimento della festa, una incisione del XX secolo del martirio di Sant’Agata, dono di Guido Celi, e un dipinto raffigurante S.Agata di Mauro Meli, che ci ricorda le opere del Pontorno perché l’immagine fissa, guardandola ci appare in movimento e quasi ci viene incontro man mano che la figura prende forma.

Nelle diverse declinazioni pittoriche e nelle accattivanti cromie delle tempere e dei materiali utilizzati dagli artisti Fedele, D’Antoni, Salafia e Meli emerge lo spirito e lo sforzo nel coniugare l’immagine della Santa con l’interpretazione della festa.

Nel Refettorio piccolo una raccolta di cartoline e immaginette della Santa, Collezione donata da Giuseppe Longo, a testimonianza della devozione nel mondo alla Santa. Un volume su Sant’Agata, due dipinti su cartone di Rosario Pennisi e due bozzetti bronzei dei festoni posti a decoro del Fercolo di Sant’agata del XIX secolo opera di Orazio Giammona. Due raffigurazioni della Cattedrale in un  libro e in un periodico del XIX secolo.  Una raccolta di diversi Menù e Cartoncini con versi di circostanza degli Invitati, con pregevoli stampe, in occasione del tradizionale Convito offerto dal Barone Mario Ursino e consorte per la “Peregrinatio Reliquiae”, nella sua casa di Piazza del Borgo, per omaggiare la Patrona della città di Catania.

Sempre nel Refettorio piccolo, anche quest’anno, la Festa di Sant’Agata rivive palpitante in una avvincente composizione fotografica, ricca di spunti inediti e appassionanti. Ogni foto presenta inaspettate sorprese e curiosità della stessa festa ma con un volto sempre nuovo, perché ogni foto è unica e irripetibile, un microcosmo, un richiamo che va al di là della festa stessa e che suscita un’emozione narrata senza che si senta rumore, fatta di segni, simboli e contrasti cromatici.

Fotografie dal tema comune che non ha impedito marcate differenziazioni perché tra il fotografo e il soggetto c’è una relazione intenzionale che lega in rapporto di mutua significazione tra lo sguardo e lo spazio per l’istantanea percezione del manufatto fotografia finalizzata alla immediata comprensione.

Il confronto fra i vari artisti ha reso la mostra varia e di grande interesse con le 28 foto in bianco e nero della Collettica ACAF esposte, con la loro breve descrizione, come in un concerto ricco di sfumature che sopperisce alla inevitabile ripetitività del tema.

Foto che seducono e affascinano, testimonianza fissa e momentanea, che ci guarda e guardiamo, dove la festa trova forma e coerenza. Ogni foto nasce nel tempo, esprime il tempo: è tempo.

La mostra con le opere esposte visitabili nell’itinerario proposto del percorso fin qui compiuto, si conclude e raggiunge il momento culminante in uno dei tesori dell’architettura settecentesca catanese, la Libreria dei Padri Cassinesi o “Sala Vaccarini” dove il visitatore può ammirare una pergamena del 1196 con il più  antico sigillo con l’effige di Sant’Agata al recto e San Giorgio al verso, un manoscritto di  Francesco Maria Zappalà, con in esposizione la tavola con l’incisione dell’albero genealogico della Martire Agata e tre pregievolissimi Libri liturgici e musicali dei secoli XVII e XVIII di cui, un Antifonario – Graduale che contiene nella sezione iniziale i testi e la musica degli Antifoni (anche Magnificat e Benedictus) e responsori per vespri, compieta, lodi e notturni, relativi all’Ufficio della festa della Purificazione della B. V. M. e di Sant’Agata, un Antifonario- Innario con i testi e la musica degli Inni per i vespri, i mattutini e  le lodi del Proprio e del Comune dei Santi, tra i quali uno dedicato a Sant’Agata, e un Antifonario – Graduale dedicato a Sant’Euplio, protettore assieme ad Agata della Città di Catania.

Quest’anno la Mostra è impreziosita da due piccole sculture che sono state realizzate e donate dal Maestro Dino Cunsolo per essere esposte nelle “Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero”. Si tratta di bassorilievi, di cui uno in caulino bianco e l’altro in caulino pigmentato con polvere d’oro. Raffigurano il volto di Sant’Agata conforme all’immagine dell’iconografia classica più diffusa nella città, sullo sfondo sono riconoscibili da un lato la Cattedrale di Catania dedicata alla Santa Patrona, dall’altro l’Etna in eruzione. Sono esposti uno accanto ai Cerimoniali manoscritti nella Sala Guttadauro e l’altro accanto alla Pergamena nella “Sala Vaccarini”.

 

Tutto il materiale esposto è di proprietà della Biblioteca, frutto di provenienze diverse ad eccezione di un volume, due dipinti su cartone di Rosario Pennisi e due bozzetti bronzei dei festoni posti a decoro del Fercolo di Sant’agata del XIX secolo, opera di Orazio Giammona, esposti nel Refettorio piccolo, messi a disposizione, gentilmente, da Dario Stazzone Presidente del Comitato catanese della “Società Dante Alighieri”.

Paul Valery diceva: “lasciate che i monumenti cantino”, ed è quello che stiamo facendo con i numerosi eventi e mostre allestite nelle varie Sale della Biblioteca. Oggi, bisogna ripensare alla Biblioteca non come luogo statico ma dinamico in continua evoluzione, senza limitarsi all’importante ruolo istituzionale di conservazione, tutela e fruizione del libro. Deve trasformarsi in centro di cultura e “cantiere di idee” con la creazione di stimolanti approcci culturali perché la memoria non è solo registrazione e recupero di dati ma anche utilizzazione degli stessi.

La mostra è visitabile dal 12 gennaio al 12  febbraio 2019 negli orari di apertura al pubblico della Biblioteca, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e sabato dalle ore 9.00 alle ore 11.30 ed è inclusa nel ticket previsto per le visite guidate (5 euro adulti, 4 euro studenti universitari e scuole secondarie di secondo grado, 3 euro fino alla scuola secondaria di primo grado).

Si ringraziano: Arcidiocesi di Catania, Comune di Catania,  Salvo Pogliese Presidente del CdA delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”- Sindaco di Catania, Barbara Mirabella Assessore  Pubblica Istruzione, Attività e Beni Culturali, Pari Opportunità e Grandi Eventi, Comune di Catania – Sistemi Informativi, Maurizio Dell’Aria, Maestro Dino Cunsolo,  Giuliana Fiori, Dario Stazzone, A.C.A.F – Associazione Catanese Amatori Fotografia. Si ringraziano inoltre, tutti coloro i quali in passato hanno contribuito con il loro dono a rendere migliore la Mostra.

Curatrice della mostra Rita Angela Carbonaro direttrice della Biblioteca.


Approfondimenti

Elenco esposizioni e le fotografie esposte alla Mostra  “S. Agata alla Biblioteca” – 2019, a cura  dell’A.C.A.F – Associazione Catanese Amatori Fotografia ed altro [ Leggi Tutto … ]

 

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BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO DALLE BIBLIOTECHE RIUNITE “CIVICA E A. URSINO RECUPERO”

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La Direttrice Rita Angela Carbonaro augura a tutti gli utenti, visitatori, amici della Biblioteca, tirocinanti, studiosi e studenti, Buon Natale e per il Nuovo Anno di realizzare tutti i loro sogni.

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SABATO 15 DICEMBRE 2018 ALLE ORE 9.30, NEL REFETTORIO PICCOLO DELLA BIBLIOTECA, SI TERRA’ LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI TONY ZERMO “CATANIA. C’ERA UNA VOLTA”

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nel Refettorio piccolo
delle Biblioteche Riunite
“Civica e A. Ursino Recupero”
Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena
Via Biblioteca 13, Catania

Presentazione del libro

Catania
C’era una volta

di Tony Zermo
Domenico Sanfilippo Editore

Sarà presente l’Autore

 

Tony Zermo (Catania, 1931), studi di Giurisprudenza, è entrato alla Sicilia a 20 anni nel settore dello Sport assieme a Candido Cannavò. Nel 1963 lascia lo Sport e diventa inviato speciale: primo servizio la strage del Vajont. Zermo è uno dei pochissimi giornalisti italiani, forse l’unico, ad essersi occupato dei tre più grandi terremoti del dopoguerra: Belice 1968, Friuli 1976 e Irpinia 1980. Ha seguito per mezzo secolo i grandi eventi del nostro Paese: dalle Brigate rosse alle stragi di mafia e ha raccontato, come inviato, anche l’assedio di Sarajevo e la Guerra del Golfo del 1991. Non è mai mancato sui grandi fatti di mafia e ha seguito per un anno e mezzo a Palermo il maxiprocesso all’Ucciardone contro il vertice di Cosa Nostra istruito da Falcone e Borsellino.
E’ stato anche presente in cinque mondiali di calcio: Inghilterra 1966 , Spagna 1982, Italia 1990, Usa 1994 e Francia 1998.
Tra i giornalisti siciliani più conosciuti, Tony Zermo ha condotto e conduce tuttora una lunga campagna a favore del Ponte sullo Stretto di Messina, nella convinzione che sia un’opera epocale capace di trasformare il volto della Sicilia. Nel 1971 ha scritto un libro dal titolo “Il mostro di Marsala”, ed. Flaccovio.

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NATALE IN BIBLIOTECA

La Mostra “Lo Spazio magico” negli Erbari e nei Corali delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” si arricchisce, per l’occasione delle festività natalizie, del Presepe in lamina essiccata del ficodindia realizzato da Vittorio Di Blasi e Giovanna Disca, e di un albero di Natale composto da libri e decorazioni di carta.

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presepe Di Blasi

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DA GIOVEDI’ 6 DICEMBRE 2018 A SABATO 5 GENNAIO 2019, MOSTRA “LO SPAZIO MAGICO” NEGLI ERBARI E NEI CORALI DELLE BIBLIOTECHE RIUNITE “CIVICA E A. URSINO RECUPERO” (MONASTERO BENEDETTINO DI SAN NICOLÒ L’ARENA)

LOCANDINA


“Lo spazio magico”
 negli Erbari e nei Corali delle
Biblioteche Riunite
“Civica e A. Ursino Recupero”
(Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena)

 Giovedì 6 Dicembre 2018 –
Sabato 5 Gennaio 2019
 lunedi – venerdì ore 9.00 – 13.00
sabato  ore 9.00 – 11.30

 

 

Arte, scienza e musica negli erbari e nei corali dei Benedettini

Il mondo è un grande contenitore, naturale e simbolico, è la “dimora” in cui si colloca la vita e la materia abiotica. Un “sogno” abitato non più solo di simboli, di essere vegetali, di minerali e animali, ma popolato di gente. La natura può essere lenimento e sostegno, ma può anche divenire, in certi casi, per l’uomo un veleno mortale. Piante e alberi che sbocciano nel Paradiso perduto, o che schiudono foglie e fiori nelle terre assolate o che amano le notti argentate dalla luna, hanno sempre svolto un ruolo importante nella storia delle religioni, nell’arte, nella letteratura, nella tradizione popolare e hanno avuto spazi nelle arti magiche.

I monaci benedettini di San Nicolò l’Arena amavano tutto questo per nutrire la salute spirituale e corporale.  I monaci del Monastero di San Nicolò l’Arena di Catania, accanto all’ indispensabile orto e giardino dove coltivavano frutti e fiori di ogni specie, non soltanto come elemento ornamentale o per l’ovvio impiego alimentare, ma anche a scopo terapeutico e cosmetologico, avevano a disposizione una collezione scientifica di oltre tremila testi, collocati nella Sala antistante l’ingresso della “Sala Vaccarini” adibita a studio e laboratorio di Gregorio Barnaba La Via prima e dopo dell’abate Emiliano Guttadauro. In questo “Gabinetto”, il Guttadauro , poliedrico naturalista e pittore oltre a collezioni di conchiglie, quadri e strumenti vari, custodiva, assieme alle opere di Filippo Ingrassia, Dioscoride, Pietro Andrea Mattioli, Ferrante Imperato, Giovanni Battista Ferrari, Fabio Colonna Francesco Cupani,Paolo Silvio Boccone,Filippo Arena, Nicola Catanuto, Garcia, E:P: Vernant,Carlo Linneo, Athanasius Kircher, Giovanni Alfonso Borelli, etc., i raffinatissimi “Erbari” con essiccata e a stampa di Sabbato Liberato, acquistati a Roma, dal priore Placido Maria Scammacca. Testi ed erbari che confermano la vastità di interessi dei benedettini e come ancora fosse viva, dopo tanti secoli, la tradizione e il ruolo svolto dall’ ambiente scientifico della Sicilia mulsumana e dall’ Ippocrite arabo Abu Bkr Muhammad ibn Zakaryya ar-Razi, padre della più celebre e forse più grande enciclopedia medica del medioevo, “Totum Continens”,tradotta da Faraj ben Salim nel 1279, una quarantina d’anni posteriore l’Ordinanza Medicinale di Federico II re di Sicilia e imperatore, anche se il testo di ar-Razi è molto più antico perché l’autore muore nel 925 e comunque da Gherardo da Cremona parzialmente tradotto in latino. E la Sicilia araba che fa da ponte, e concreto tramite, tra l’Oriente Islamico e l’Occidente cristiano, tra la Bagdad del IX secolo e l’Ordinanza imperiale del XIII secolo: sintesi felice e terreno d’elezione tra due civiltà che si erano fronteggiate per secoli.
Il termine erbario ha un doppio significato. Esso può indicare sia una raccolta di piante essiccate che una struttura museale espressamente dedicata alla conservazione ed alla consultazione di tale materiale. In campo scientifico, gli erbari svolgono, per gli studiosi floristici e tassonomici, una duplice essenziale funzione di comparazione sistematica e di documentazione storica. La funzione di documentazione storica è legata soprattutto alle collezioni più antiche che costituiscono un’insostituibile testimonianza della ricchezza floristica di un territorio e permettono di seguire le eventuali mutazioni genetiche subite.  Fino al XVI secolo le piante non venivano conservate essiccate, ma raffigurate in codici manoscritti e miniati per lo più da religiosi che lavoravano nel chiuso dei loro monasteri. Tra gli erbari figurati più antichi un posto importante occupa l’opera del filosofo-naturalista greco Teofrasto (372-287 a.C.) intitolata Historia plantarum, nella quale egli classificò circa 500 piante. A questo erbario, come riferisce Plinio nel I secolo d.C., ne seguirono molti altri di autori meno noti, come Crateo e Diocle, Pedacio Dioscoride, di indiscutibile pregio e significato storico. Una descrizione scientificamente corretta con l’uso di una termologia tecnico-specialistica compare,  solo molto tempo dopo, nel XVIII secolo con Linneo.

Curatrice della mostra Rita Angela Carbonaro direttrice della Biblioteca.

 

 

 

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La mostra è visitabile negli orari di apertura al pubblico della Biblioteca, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e sabato dalle ore 9.00 alle ore 11.30.
Le mostre sono incluse nel ticket previsto per le visite guidate (5 euro adulti, 4 euro studenti universitari e scuole secondarie di secondo grado, 3 euro fino alla scuola secondaria di primo grado).

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VENERDI’ 14 dicembre 2018 ORE 16.30, NEL REFETTORIO PICCOLO DELLA BIBLIOTECA, SI TERRA’ LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIANCARLO GAETA “LEGGERE SIMONE WEIL”

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nel Refettorio piccolo
delle Biblioteche Riunite
“Civica e A. Ursino Recupero”
Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena
Via Biblioteca 13, Catania

Presentazione del libro

Leggere Simone Weil
di Giovanni D’angelo
Quodlibet Editore

Partecipano
Giuseppe Bellia
Giancarlo Gaeta
Maria Concetta Sala
Teresa Sardella

Curatore di gran parte delle edizioni italiane degli scritti di Simone Weil a cominciare dall’edizione integrale dei Quaderni, Giancarlo Gaeta ha accompagnato il lavoro di traduzione con commenti puntuali che tendono a mostrare di volta in volta movimento e tensione interna di una riflessione filosofica, politica, religiosa che ha proceduto in discontinuità con tutto ciò che nel corso della modernità ha contribuito a una crisi epocale irreversibile. Riflessione che si è perciò spinta oltre i limiti dell’acquisito e del realistico, fin là dove avrebbero potuto aprirsi altri universi di senso, altre possibilità di coniugazioni culturali.
Per questa via l’autore ha cercato di mettere sé stesso nella posizione migliore per comprendere le molte facce di un pensiero eminentemente sperimentale che a noi si offre come pura interrogazione sul presente, costringendo a prendere atto che soltanto la coscienza delle contraddizioni del proprio tempo ne permette una lettura proficua.
Una ricognizione pressoché esaustiva dell’opera di Weil è in tal modo offerta al lettore, dai primi scritti filosofici e politici fino alla grande meditazione filosofico-religiosa dei Quaderni e al tentativo estremo di proporre una traccia di pensiero del tutto nuova su cui riprogettare il futuro dell’Europa.

 

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