Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena

Il Monastero dei benedettini di San Nicolò vista dall'altol’Arena di Catania, pur incompleto nella parte settentrionale, per la sua ricchezza, per la sontuosità dei luoghi e per le nobili origini dei monaci, ha svolto un ruolo primario nella storia e nella vita cittadina, soprattutto nel ‘700. Nel 1558 i monaci benedettini iniziano la costruzione del Monastero di San Nicolò dentro la cinta delle mura di Catania per trovare una sistemazione più comoda rispetto alle sedi di Nicolosi, Monte S. Leo, S. Maria di Licodia, tutte nel territorio etneo.
Questo Monastero cinquecentesco si sviluppa a pianta quadrata attorno all’ampio chiostro, definito più tardi, nel 1608, su disegno dell’architetto Giulio Lasso: una fontana in marmo bianco ne orna il centro. Dello stesso marmo bianco sono costruiti il colonnato del portico, le mostre degli infissi, la balaustra di coronamento e dodici statue collocate in altrettante nicchie nei prospetti del chiostro.
La colata lavica del 1669 investe il Monastero da nord-ovest distruggendone i giardini; un braccio della colata, verso levante, squarcia la chiesa facendone crollare il tetto.
Mentre si procede alla costruzione della nuova chiesa su disegno dell architetto G. B. Contini, il terremoto del 1693 stravolge il territorio della Val di Noto e distrugge quasi totalmente il Monastero.
Monastero Benedettino fine '800La ricostruzione avviata nel 1702 impegna i monaci, quasi ininterrottamente, fino alla confisca del monastero, avvenuta nel 1866. Durante tale periodo i maggiori architetti operanti a Catania si prestano a realizzare il nuovo monastero, un grandioso complesso che interessa una superficie di ben 10 ettari. I messinesi fratelli Amato, Francesco Battaglia con il figlio Antonio e il nipote Carmelo Battaglia-Santangelo, Stefano Ittar, il palermitano G. B. Vaccarini, Giuseppe Palazzotto, Mario Musumeci, sono i principali architetti che nel corso di oltre un secolo e mezzo lavorano per i monaci benedettini.
prospetto estDopo l’unità d Italia il monastero viene incamerato dallo Stato e ceduto al Comune. Dei 4.000 complessi monastici confiscati, escluse le province romane, solamente diciannove vengono riconosciute monumenti. Tuttavia l’onore di essere incluso in tale esiguo elenco non risparmia il Monastero di San Nicolò l’Arena dal dover accogliere scuole di vario ordine e grado, caserme, abitazioni di privati, palestre, uffici e depositi vari, insediamenti che porteranno rapidamente allo stravolgimento dell’originario organismo le scale e gli incroci dei corridoi si murano in modo da ridurre il complesso a piccole unità più facilmente controllabili; servizi igienici si realizzano sui terrazzi e negli spazi vuoti; nei giardini, realizzati sopra la lava del 1669, vanto dei monaci e ammirazione dei viaggiatori in visita, si costruisce l’Ospedale V. Emanuele; le aree a nord vengono tagliate e lottizzate per ospitare strade (via Osservatorio e via Biblioteca), piazze (Vaccarini e Riccò), e nuove costruzioni. Negli anni ‘70, un processo inarrestabile di degrado ha portato la classe politica catanese ad assumere la decisione di donare all’Università quel che restava del glorioso Monastero benedettino.
Oltre un quarto di secolo è durato il faticoso, caparbio e logorante lavoro di recupero.

La Direttrice
Dott.ssa Rita Angela Carbonaro

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