Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” – Catania

 I luoghi del pensiero: dalla “Libreria” dei PP. cassinesi del Monastero di San Nicolò l’Arena alle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”

Sala VaccariniL’11 maggio 1931 unificando la Biblioteca Comunale benedettina poi Civica, con la Biblioteca Ursino Recupero nasce l’Ente Morale Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”.
“…i libri ci danno un diletto molto profondo, discorrono con noi, ci consigliano e ci legano a noi con una sorte di familiarità viva e penetrante” (Francesco Petrarca).

Il Monaco e il Libro

Monaco benedettinoAlla pazienza dei monaci copisti si deve la conservazione e la trasmissione delle opere pervenuteci. Il Monastero è una città in miniatura. Lo spazio strutturato e organizzato è un elemento importante, le istruzioni sulla sua ripartizione e utilizzazione: lavoro, liturgia, lettura, pasti, sonno, scandisce tutte le attività quotidiane. La chiesa è il cuore dell’abbazia attorno alla quale ruotano chiostri, sala capitolare, biblioteca, refettori, cucina, dormitori, sala delle obluzioni, infermeria, magazzini, forni, lavatoi, scuderie, locali per gli ospiti, giardini. Il claustrum è il centro della cittadella monastica, la Biblioteca è l’anima. San Benedetto raccomanda la lettura anche la domenica, da praticarsi con applicazione e continuità (4 ore al giorno d’estate, 3 ore e 30 minuti d’inverno, 3 ore e 45 minuti durante la Quaresima ).
Sala VaccariniAi monaci che si recavano in Biblioteca era vietato tenere il cappuccio in testa affinché si potesse vedere se sonnecchiavano anziché leggere. Il confratello che nell’arco dell’anno non leggeva il libro assegnatogli doveva chiedere perdono al capitolo delle colpe. Scribere, copiare fu sempre per i monaci un’esigenza non solo spirituale ma una necessità. “Lavoro delle mani” per S. Benedetto non era soltanto quello che si svolge nei campi, ma anche quello di tipo artigianale da compiersi in cella o nello scriptorium. Agli amanuensi servivano occhi buoni e scrittura chiara, data la scarsa illuminazione delle celle e dello scriptorium rischiarati dalla vacillante luce della candela (gli occhiali chiamati besiclés appariranno nel XII secolo). I copisti si lamentavano della fatica di questo lavoro imposto loro e i numerosi errori presenti nei manoscritti lo confermano. Per il freddo intenso delle celle o dello scriptorium che gli paralizzava le mani erano autorizzati a recarsi in cucina a scaldarsi e soprattutto a liquefare l’inchiostro gelato.Sala vaccarini Un amanuense riusciva a copiare da 3 a 5-6 fogli in quarto, in un giorno, una Bibbia in un anno, 40-50 opere nell’arco di una vita. Più tardi il lavoro di copisti viene razionalizzato con la comparsa di forbitores (tagliatori e conciatori di pelle), pergamentari (preparatori di pergamene), tracciatori di linee, correttori e collazionatori, punteggiatori, miniatori e rilegatori. Dispongono di penne d’oca o di cigno di misura diversa, abrasivi (creta o pietra pomice), cornua per l’inchiostro rosso (rubrica) e nero (preparato con succo di cavolo o noce di galla, solfato di rame, gomma arabica, il tutto cotto nel vino).
18534_428283240703_8015226_nIl libro è un bene raro e prezioso, così raro che a volte veniva legato con una catena. Lo prestavano malvolentieri sia per la durata del prestito (fino a 20 anni) sia perché spesso non veniva restituito. Salvavano sempre il libro prima della vita. I monaci del Monastero di Montecassino, minacciati dai barbari, portarono con sé la “Regola”, il pane e il vino, ma abbandonarono il corpo del loro fondatore. Una buona biblioteca possedeva da 200 a 400 testi, una eccellente 4.000. I codici che prevalevano nelle antiche biblioteche, compresa quella di Cassiodoro erano quelle di Cassiano, Boezio,Gregorio Magno, la Regola del Santo Padre Basilio, di S. Benedetto, di Cesario d’Arles e la Vita di Pacovio, etc. Il primo grado della Scala Paradisi di Guigo il Giovane è rappresentato dalla lettura cui segue la considerazione che deve portare all’orazione e a sua volta può arrivare alla contemplazione. L’abate nell’iconografia monastica è rappresentato con un libro in mano, simbolo del suo governo sapiente o con la verga, simbolo della sua autorità.
pergamena 40 003I libri sono qualcosa (forse metafore) che non riguardano solo la scrittura e la lettura, possono non essere nemmeno aperti, né tanto meno letti, giacchè in alcuni casi si possono solo ammirare come piccole opere d’arte e bisogna conservarli. Forse anche per questo motivo anche un essere animalesco come Calibano può affermare che il potente Prospero “senza i suoi libri sarebbe uno sciocco come me” (W. Shakespeare, La Tempesta).
Dalla prima Biblioteca del mondo antico nata ad Alessandria d’ Egitto nel 291 a. C., il mito di Biblioteca come mito contrario a quello della Torre di Babele, come luogo del pensiero, del sapere e della memoria, persiste ancora oggi.
L’ipotesi secondo cui anche il Monastero di San Nicolò l’Arena avrebbe avuto uno Scriptorium non si può escludere. Manoscritti di varie provenienze ed altri chiesti in prestito per la duplicazione, con i primi libri a stampa, costituirono il seme di quella grande collezione che aumentò di molto nel secolo XVII.
Francesco Tornabene Roccaforte (1813 - 1897)Francesco Tornabene, nell’introduzione storica al suo Catalogo ragionato delle edizioni del secolo XV e de’ manoscritti che si conservano nella Biblioteca dei benedettini cassinesi in Catania, compilato dal Bibliotecario della stessa, riferisce che  “al 1414 re Ferdinandod’Aragona donava privilegii alla badia, avuto riguardo alla pietà e scienza dei suoi componenti”. Per il periodo che va dalla fondazione nel 1136 al terremoto del 1693 possiamo ipotizzare la consistenza e la qualità del patrimonio librario della Biblioteca del Monastero solo attraverso pochi documenti e notizie indirette. Due date certe che indicano un fondo di libri a disposizione dei monaci sono il 1349 e il 1363. Nel 1593 l’Abate Romano Giordano pose la prima pietra della Biblioteca e l’opera ebbe termine nel 1629 per le cure dell’Abate Gregorio Motta. La Biblioteca fu così grande che superò ogni altra esistente in Catania. Appena quindici giorni dopo il terribile e catastrofico terremoto del 1693, i monaci realizzarono “un abituro” in legno per riporvi i libri e dare un luogo di “lettura” agli studiosi sopravvissuti. Rialzate le mura dell’abbattuto Cenobio, si ebbe premura di elevare
una biblioteca e collocarvi nuovi tesori.
V. M. AmicoE’ di questa che lo storico Vito Maria Amico, abate di San Nicolò l’Arena, rammenta, come al 1733 trovavasi fornita di libri attinenti a varie scienze, contasse 4.600 volumi, seicento dei quali donati dall’abate Anselmo Daniele.
Nel 1743 i monaci pensarono di destinare ad una più vasta biblioteca la grande sala del loro refettorio e dell’antirefettorio, ma l’umidità dei nuovi locali rovinò molti libri, per cui “con grave spesa”, trasportarono la Biblioteca in una nuova sala ed antisala ultimata nel 1770 ed inaugurata tre anni più tardi.

RiccioliIl Riccioli, a proprie spese, formò la Biblioteca che volle realizzata dal genio di Giovan Battista Vaccarini. In questo gioiello architettonico, noto comunemente come “Sala Vaccarini”, la luce che penetra dalle finestre laterali illumina uniformemente le pareti, lungo le quali si distendono i ricchi scaffali in legno in cui sono ordinati i libri. Al ballatoio, pure in legno, che corre lungo l’ordine superiore degli scaffali, separati l’uno dall’altro da comode panche, si accede con una suggestiva scaletta lignea, situata a destra, dietro gli scaffali nella parte inferiore. Al di sopra della cornice, che contermina le librerie, corre una serie di dodici medaglioni incorniciati contenenti ritratti di santi. Un ricco cornicione policromo determina la volta, ripartita a grandi riquadri, affrescata dal Piparo che le Virtù, le Arti e le Scienze volle rappresentarvi. La bellezza di questa Sala è completata dalla pavimentazione coeva realizzata in ceramica napoletana.
Priore Placido Maria ScammaccaPer interessamento del Priore Placido Maria Scammacca, bibliofilo raffinato, assistito da studiosi e valenti benedettini ed in particolare, da Vito Maria Amico, la Biblioteca rifiorì a nuova vita e si arricchì di preziose raccolte di manoscritti, anche miniati, pervenuti in dono o acquistati. Molti monaci, alla loro morte, legarono i propri libri alla Biblioteca del monastero tra i quali, oltre ai già citati (Riccioli, Scammacca, Amico) anche Federico Maria della Valle, Tommaso Anzalone, Camillo Bonanno, Ambrogio Francica, Vincenzo Tedeschi, Gregorio Paternò, Emiliano Guttadauro, Luigi Corvaja, Francesco Tornabene, Luigi Taddeo Della Marra e Giuseppe Benedetto Dusmet con il quale “anche la vita intellettuale non aveva sosta…”, e molti altri.
Nel 1848 constava di 12.000 libri che, nel 1866, divennero 80.000.Il materiale librario era collocato per materia e schedato per nome d’autore (solo nel 1858 è realizzato il primo catalogo per cognome). I manoscritti erano divisi in membranacei e cartacei, gli incunaboli erano collocati per anno dal 1469 al 1500.
In seguito alle leggi eversive (1866) la Biblioteca benedettina divenne Biblioteca comunale e destinataria dei 20.000 volumi delle disciolte congregazioni religiose catanesi (1868). Sfrattati gli ultimi 46 monaci (1867), i libri rimasero in preda all’umido ed ai vandali fino al 1872. Dal 1872 in poi comincia la rinascita della Biblioteca.
Nel 1914 fu acquisita la biblioteca di Mario Rapisardi, ricca di 3.565 volumi (manoscritti e libri stampati), 3.800 lettere, cimeli, quadri, mobili (che erano nel suo studio) e che s’identificarono, per il tormentato Poeta, con il vincolo terreno più fedele e più caro.
Nel 1925 la Biblioteca si arricchì dell’importante e preziosa raccolta libraria e documentaria del bibliofilo Antonio Ursino Recupero, lasciata per testamento al Comune ed insieme all’Università, e comprendente circa 41.000 pezzi di carattere prevalentemente catanese e siciliano. Le due Biblioteche, costituite in Ente Morale con R.D. 11.5.1931, si riunirono con il trasferimento della Ursino Recupero presso la Comunale nel 1933.biblioteca 1957
Dal 1931 ad oggi moltissimi altri fondi hanno arricchito le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”: Ursino Trombatore, Geraci, S. Fiducia, N. Fallico, U. Galante, Scammacca, Perrotta, G. Mirone, V. Giuffrida, D’Alessandro Falzone, Lo Presti, Vigo-Rouxel, Granata, Giacomini, F. Pezzino, il carteggio Casagrandi, i disegni di C. Sada, le carte rapisardiane di A. Tomaselli, C. Maugeri, E. Ferrante, A. Recupero, il Fondo musicale del Maestro Santonocito ed altri acquisizioni che continuano ancora oggi. La Biblioteca, oltre ad una dotazione libraria composta da circa 270.000 volumi, possiede volumi ed opuscoli a stampa dei secoli XVIII-XX, 1696 pergamene (secoli XII-XIX), circa 2.000 manoscritti (tra i quali figurano numerosi codici miniati, come la splendida Bibbia dei sec. XIII-XIV attribuita a Pietro Cavallini e il raffinatissimo Officium Beatae Mariae Virginis del sec. XV di scuola fiorentina), oltre 4.000 lettere, circa 2.000 disegni, 132 incunaboli, circa 4.000 cinquecentine, alcuni erbari del ‘700, circa 600 fotografie, un migliaio di stampe e fogli volanti, più di 7.000 periodici, in gran parte estinti.
Le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” (è questo il nome assunto dall’ Ente BiBl. Riunite Ursino - Recupero (101)nel ’31) occupano gli originali locali della libreria benedettina, del Refettorio piccolo o grasso, della Sala Guttadauro, del Museo, del Corridoio dell’Elefante, la Sala Museo-Biblioteca Mario Rapisardi. La sequenza degli spazi vaccariniani, dal corridoio del Noviziato alla grande Biblioteca, è uno dei pochi esempi dell’architettura del Settecento catanese in cui la libertà dalle rigide regole trattatistiche, dalla simmetria e dalla staticità, trovano espressione. Dal cupolino nel corridoio, che inonda di luce zenitale la porta di accesso all’antirefettorio – la cui forma circolare e mossa da alternanze di coppie di colonne e varchi – all’ellissi del Refettorio piccolo, forma bifocale squisitamente barocca, quindi una pausa, la sala intermedia o Gabinetto dell’Abate Emiliano Guttadauro, prima dell’ultimo evento spaziale, la Sala Vaccarini, la grande Libreria dei monaci benedettini, e qui la conclusione di un viaggio attraverso spazi liberi e vari, lo sguardo gira per l’uniforme basamento dei libri, si alza verso il soffitto affrescato, cerca in alto la luce, i raggi del sole che gli ovali a mezza altezza fanno piovere sul pavimento maiolicato. Da questi spazi reali inizia un percorso attraverso i luoghi del pensiero e dell’anima.
La Biblioteca offre inoltre una gamma di servizi tra i quali informazioni bibliografiche, visite guidate, stages, manifestazioni culturali di vario genere, convegni, eventi espositivi, oltre il ruolo istituzionale. E’ auspicato che in un prossimo futuro la Biblioteca “Civica e A. Ursino Recupero” oltre che avvalersi delle moderne sofisticate tecnologie informatiche, odierno strumento di comunicazione del sapere, continui ad essere un “Museo”, un “luogo del pensiero” vivo e aperto di vecchi “libri”.

La Direttrice
Dott.ssa Rita Angela Carbonaro

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