SEMINARIO I MONDI DELL’INVISIBILE “MUSICA, SOGNO, ARTE” (2)

Musica, sogno, arte (2)Musica, sogno, arte (3)Venerdì 22 Marzo alle ore 17.00 ho preso parte al seminario scientifico dal titolo “I mondi dell’invisibile: musica, sogno, arte”,  svoltosi presso il Refettorio piccolo delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” , dal Dott. Ferdinando Testa, dal Dott. Giuseppe Raniolo e dal Dott. e maestro Giuseppe Severini.

Dopo l’introduzione e i ringraziamenti da parte della nostra Direttrice, Dott. Rita Angela Carbonaro, entriamo nel cuore del dibattito con il primo intervento del Dott. Ferdinando Testa,  del CIPA, Centro italiano di psicologia analitica , psicanalista junghiano, che ci “proietta” nel suo interessante e profondo discorso dal titolo “il sogno, la musica della notte”.

Tutto parte dal musica e dal sogno. La musica vista come un sogno. La musica che ci mette in contatto con la dimensione divina e acquista grande capacità di farci vivere le cose, di far vibrare l’indicibile, lo straniero, l’ignoto. Ed è il sogno ad ospitare questo elemento indicibile, assurdo, diverso, paradossale.

La musica produce dunque una redenzione perché l’uomo entra in contatto con l’incompiuto. La musica richiama al tema della fede nelle immagini, nell’inconscio. La fede, che afferma il Dott. Testa, non risolve l’enigma dell’esistenza, ma aiuta a sopportare.

La musica dunque è lo spazio tra Dio e la sua essenza , e suscita in noi emozioni, ci fa andare altrove. La musica dà emozione all’armonia e permette la trasformazione del dolore in sofferenza e contribuisce ad accarezzare la sensualità. L’armonia quindi non è ferma, ma si nutre di emozione. Il sogno è dunque analisi e ascolto. L’analisi è l’accoglienza dell’indicibile e si basa sul ritmo.

Il secondo intervento è diretto dal maestro Giuseppe Severini, che, con il suo brillante discorso, introduce tutti i presenti al dibattito dal titolo “Il mito della musica delle sfere”. Il maestro, forte della sua esperienza e passione per il medioevo e la musica medievale, ci illustra come la musica e i suoi strumenti hanno da sempre influenzato generazioni di popoli. Parla in particolare del mito, della preistoria, e di come spesso la conoscenza sia stata tramandata dalla mitologia.

Inizia così l’excursus dei bellissimi strumenti che la natura ci ha regalato negli anni:

Conchiglia:  nella simbologia  nasce nell’acqua (da un mollusco ermafrodita) e racchiude tutti i quattro elementi fondamentali, ovvero acqua, terra, aria e fuoco. Grazie alla vibrazione delle labbra è possibile emettere dei bellissimi suoni armonici naturali. I suoni sono invisibili e dunque difficili da classificare e misurare, mentre nella conchiglia vi sono vere e proprie armonie regolari.

Flauto di Pan: anch’esso strumento che simboleggia uno dei quattro elementi fondamentali, l’aria. È costituito da più canne, il cui numero può variare, di lunghezza diversa e legate o unite tra loro.

Cetra:  è uno strumento antichissimo, già usato ai tempi di Re Davide (intorno al 1000 a.c.), poi usato nell’Antica Grecia e almeno fino al Medioevo. Primo tra gli strumenti a corde che produce un suono non creato dalla natura ma dall’uomo. Costruito da Ermes, fu all’inizio uno strumento di quattro corde e poi di sette corde, importanti per la relazione tra le note.

Monocordo: strumento con una sola corda, conosciuto anche come monocordo cosmico, inventato nell’Antica Grecia da Pitagora. Il monocordo, generalmente ad una corda (ma ne esistono tipi anche a più corde) fu molto usato nel Medioevo anche per istruire i cantori.

Nella terza ed ultima parte del seminario, il Dott. Giuseppe Raniolo, psicologo e psicoterapeuta, dirigente nazionale dell’IIPG (Istituto italiano psicoanalisi di gruppo), ha introdotto il tema “l’altrove in Redon” , incentrato proprio sulla vita e le opere del pittore francese Odilon Redon (1840-1916).  Il  Dott. Raniolo, secondo cui l’arte va vissuta e non interpretata, mentre leggeva dei versi sulla vita di Redon, ci ha proiettato su uno schermo tutte le immagini relative alle opere del celebre pittore, riuscendo così a costruire un percorso e permettere al pubblico, grazie anche a musiche suggestive riprodotte durante la visione, di leggere altrove…quello stesso altrove a cui Redon guardava.

Laura Cosentino

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